CQWW SSB – SDR based :)

Lo spettacolo del CQWW con un po di solar flux decente 🙂 I 40 erano iperaffollati…

.. e mai visti i 10 metri cosi, dove si runnava anche fino a 29.000 – 29.100 MHz !!!!

Peccato non esserci stati nel 23esimo ciclo… 😀

Cris IZ0IEN

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Dai centimetri ai metri ai chilometri…

Salve a tutti,

giusto due righe per dirvi ciò che sapete già, che la radio è bella 🙂

Ieri, giornata di test a 5 GHz per il mio lavoro. Antenna a sud, gregoriana 29 dBi di guadagno su un beam di 4 gradi polarizzato orizzontalmente, in uno scan di routine per pianificare un link wi-fi per una nuova dorsale.
Piccolo particolare, l’antenna l’ho posizionata sull’orlo del cornicione  di un palazzo da 5 piani,   per avere l’aumento di guadagno causato dall’effetto “baratro” tanto caro a chi si diletta in troposcatter per avere un guadagno su angoli bassi molto maggiore di un piano di terra normale.

Era quasi il tramonto. Lo scan della mikrotik non segnalava nulla di nuovo sotto il sole, i soliti operatori locali più qualche punto punto sparsa in giro. Nel momento in cui il sole era quasi sull’orizzonte, per 20 secondi non di più lo scanner si popola di segnali provenienti dal monte Faito e dall’isola d’ischia !!  SSID chiaramente leggibili, “ISCHIA_VENTOTENE”, “FAITO_NA”, con segnali dell’ordine di -78/-83 dBm !

Non faccio in tempo a fare un print screen per salvare che sparisce tutto… è la prima volta che assisto a un fenomeno del genere, forse tropo, forse backscatter, non ho idea.

Ho ripensato a quello che ho visto in HF, proprio ieri notte ho assistito a quella che sembrava una chiusura totale delle bande HF da 7 Mhz a salire, verso le 00.30 locali, ho immediatamente pensato a qualche flare o roba del genere.
Però, ho detto –  cavoli, non si sente il noise tipico da flare, un friggere indistinto su tutta la banda. Sono aperte ma chissà per dove…

Nemmeno il tempo di pensarlo. Giravo il VFO in 20 metri, ecco OA4CN dal Perù fare 9+20/9+40 sulla mia verticale, un segnale pauroso. Giro il VFO, solo lui. Insisto più in alto o più in basso , nulla, solo lui. In 17 non c’era nessuno, in 30 metri Hamburg Meteo a 10100 era sparito, segno inequivocabile di skip lungo.

Non mi interessava il pileup fonia di OA4, quindi mi sono messo a girare il VFO in cerca di ascolti interessanti. 6700 KHz, USB, Il VOLMET di New York Meteo con segnaloni oltre il 9 che annunciava a tutto spiano condizioni meteo e voli di emergenza per i danni ancora ingenti del ciclone, ancora più in basso con le stazioni AM in banda tropicale, quelle poche rimaste dall’Africa, che affollano quella banda definita giustamente  nel passato “tropicale” in quanto sono le uniche frequenze che riescono ad essere usabili nel QRN perenne dell’equatore e nel lembo di latitudine delimitato dai due tropici, quello del Cancro e quello del Capricorno… poi ancora giu di VFO, intorno a 1700 KHz i soliti maestri autocostruttori greci che fanno QSO con PA autocostruiti da svariati KW, con un AM stupenda derivata da vecchi AN/TRC che usano come pilota… i più moderni usano dei TS 140 come driver 🙂

Passata la gamma delle onde medie , dove il VFO immancabilmente sosta un attimo sulle frequenze di 846 kHz e 657 kHz, che mi hanno accompagnato in un intera adolescenza di autocostruzione e di bruciatura da saldatore.. ormai deserte in preda agli splatters possenti di nazioni che credono ancora nell’onda media e nella presenza dell’etere. Ancora più giù, a tentare qualche ascolto di qualche NDB – radiofari per la navigazione aerea – porto a casa Pisa, Teano ( ma quello è standard, si ascolta sempre), e poi giro ancora. Les Grandes Ondes, le onde lunghe dominio dei francesi, una volta anche noi Italiani c’eravamo. Una volta. Penso ai grandi tralicci, immense verticali per avere un efficienza di radiazione che raramente superava il 20%.. Poi ancora giù , sempre con il mio fido monopollo da 10 metri che tutto è fuorchè un antenna per le VLF, ad ascoltare DCF 77 su 77, 5 kHz – e sorpresa della notte, ascolto a 60 kHz la stazione di tempo e campione MSF da Anthorn, Inghilterra. Mai sentita prima – ma la banda aveva condizioni eccezionali, noise bassissimo.

Giro ancora, ma il mio Icom mi dice che sono arrivato al limite. 30 kHz sono un po troppi anche per lui. Siamo a lunghezze d’onda chilometriche. E forse è ora di andare a dormire.

mentre spengo tutto, ripenso a quando da ragazzino sognavo un apparato che avesse la copertura continua da 0 a 30 Mhz per passare il tempo ad ascoltare l’ascoltabile. Ora ce l’ho, e lo uso, è sprecato per ascoltare solo sulle bande canoniche del servizio di radioamatore. E soprattutto penso che tutto questo che vi ho raccontato, il cluster non ve lo dirà mai 🙂

Vy 73 de Cristiano IZ0IEN

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Il QRP rilassa e fa campare cent’anni!

Ma quanto mi diverto a far finta di non sapere come fanno le onde radio a scavalcare le nazioni e gli oceani… per provare nuovamente lo stupore di quando, ragazzino, mi portarono a casa di un radioamatore; lo sentii parlare, con gli occhi spalancati e la bocca aperta, in una lingua che non conoscevo con gente lontanissima….. allora non c’era internet e sembrava davvero un miracolo!

Domenica scorsa mi sono recato con mia moglie Mariarita a fare una passeggiata in montagna, dopo poco, abbiamo trovato un posto ameno, immerso nella natura.

In una radura contornata da alberi  c’era un tavolo in legno che sembrava fatto apposta per trasmettere oltre che per mangiare; in pochissimi minuti ho montato una piccola radio QRP , l’HB-1A con un piccolo tasto telegrafico, un piccolissimo accordatore e il classico filo di 20 metri lanciato fra le cime degli alberi. Lei, intenta a fare la maglia, di tanto in tanto sbirciava sul mio…piccolo (e c’era da immaginarlo!) log … ora un tedesco, ora un russo… con noncuranza mi chiese se i collegamenti fossero divertenti (non confesserà mai che si interessa a quel che faccio con la radio). Le dissi che avevo collegato un russo vicino il lago Bakal, un arzillo vecchietto di 85 anni che dimostrava meno della mia età, tanto era pratico e sicuro con il tasto…. e quando le ricordai che il lago si trova proprio sulla Mongolia fece un’espressione sorpresa, mi sono sentito come quel radioamatore di quando ero piccolino… quanti collegamenti avrò fatto… cinque o sei?

 Ma “chissenefrega”, pensai, chiusi la stazioncina qrp nella mia borsa da merenda e andammo a fare un bella e rilassante passeggiata.

La radio in portatile è pure questo, emozione, relax e una scusa per tornate a trovare ogni tanto la natura.
72 de iz0rqf, Roberto

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La storia di Camilla

Questa è la breve storia di Camilla, una linea valvolare FR50 – FL50. 

Camilla nacque a Tokio, in Giappone, nel 1970, a casa di Sako Hasegawa e fu subito adottata da un ingegnere svizzero, tale Sig. Sommerkamp di Lugano. Presto, appena svezzata, emigrò in Italia, in una ridente cittadina del frusinate dove fu destinata a fare bella mostra di sé in una vetrina interna di un negozio di elettronica. In quel negozio passò, oziando, quasi un anno della sua infanzia e, per la sua avvenenza, si era meritata il posto più luminoso al centro dell’esposizione… tanto era carina! Il proprietario aveva cura di pulirla settimanalmente, ma nonostante tutto, a causa del suo carattere riservato, non riusciva a trovare un padrone; essendo lei una radio QRP con i suoi soli  25 Watt in CW.

Un giovane radioamatore, cliente affezionato, si recava spesso a curiosare fra le novità, fra gli orologi digitali a nixie, i tester ICE e i kit di Nuova Elettronica; la vide e se ne innamorò perdutamente. Non ci crederete ma, a volte quando ahimè marinava la scuola, prima di recarsi al biliardo, passava ad ammirarla; ai suoi amici diceva che era stato a trovare Camilla, fra l’invidia generale… chissà che tocco di ragazza immaginavano fosse!

Un brutto giorno il giovanotto andò in negozio per acquistare un connettore coassiale e….. sorpresa: la Camilla era stata venduta! Egli se ne fece subito una ragione e pensò che, non appena ne avesse avuto la possibilità, ne  avrebbe ordinata una uguale, nuova, fiammante.

Passò quasi un anno quando, nel fare benzina, scorse un’antenna CB installata sul casotto del distributore e, seguendo istintivamente con lo sguardo il percorso del cavo di discesa fino all’ampia vetrina, vide Camilla adagiata sulla scrivania: “E quella dove l’hai presa?” disse con tono perentorio, ma vistosamente invidioso all’amico gestore; “ L’ho acquistata nuova al solito negozio, caro Roberto”, rispose  non senza un puntino di orgoglio e proseguì “ Vuoi mettere la differenza con il mio vecchio Tenko valvolare?”. Roberto pensò che Camilla avrebbe meritato di fare un “servizio” migliore; Lei era nata per solcare tutto lo spettro delle onde corte, collegare stazioni lontane sui 10 metri, fare spettacolari Dx sui 20 e 15 metri, fare bei lunghi e piacevoli QSO in CW sui 40 e 80 metri; eppure era lì, in AM, a prestare la voce a FATA MORGANA!

Un giorno, sul finire di un caldissimo agosto trascorso a fare manutenzione  in un cartiera locale, Roberto si presentò al benzinaio con un bel gruzzolo in tasca e quasi con fare mafioso gli intimò di vendergliela per un prezzo congruo; l’offerta era furbescamente accompagnata da un ottimo Zodiac M24, nuovo di pacca, da permutare… NON POTEVA RIFIUTARE!

Come potete immaginare, il giorno stesso Camilla era lì, sulla scrivania della cameretta; Roberto aveva preparato per l’occasione una coppia di dipoli per 40 e 80 metri, una verticale per i 20 metri con tantissimi radiali e una Jpole per i 10; non era un gran parco antenne, ma meglio “dell’ ombrello” CB sicuramente sì.  A Camilla non parve vero di trasmettere la cadenza ritmica del tasto telegrafico e di poter codificare i segnali RTTY  fornitigli da un tecnologicissimo COMPUTER Commodore VIC 20!

La costruzione del modem era costata  diverse notti quasi insonni a Roberto, ma ora Camilla era lì, aveva riacquistato il ruolo che le spettava in società e per cui era nata; pareva quasi una sposa che entra per la prima volta nella sua nuova camera da letto!

Come tutte le belle storie, però, anche quella fra Roberto e Camilla finì nel giro di pochi anni; infatti, appena se lo potè permettere, la permutò con un ricetrasmettitore Drake TR4CW e la lasciò in permuta in un negozio di materiale CB.

Camilla cadde in depressione, non comprendendo il motivo di tanta ingratitudine; lei che aveva regalato quasi un DXCC a Roberto, era costretta a sorreggere una catasta di Alan 48, Superstar, camere d’eco, amplificatori lineari e chi più ne ha più ne metta. Proprio lei, che veniva da un paese così lontano e che aveva sempre lavorato onestamente senza risparmiarsi… era già in età pensionabile?

Fortunatamente non passò molto tempo e fu di nuovo venduta, con gioia di Roberto che non aveva un cuore di pietra e non poteva vederla ridotta così.

La vita, poi, come si sa, ha sempre molteplici sfaccettature; gli anni passarono e Roberto si dedicò alla musica; era tanto preso da questo nuovo hobby da trascurare la radio al punto da farsi scadere la licenza ed essere costretto a cambiare il nominativo.

Qualche tempo fa un amico che lo chiamò per far riparare il suo PC, gli confidò che aveva in garage un vecchia radio a valvole e gliene propose l’acquisto. Lui, come potete immaginare, non se lo fece ripetere due volte e si recò la sera stessa a vederla. Grande fu la meraviglia nello scoprire sotto un vecchio telo, fra bottiglie di vino, olio e pomodori pelati una linea Sommerkamp FL50-FR50, ma ancor più grande fu  la sorpresa nel vedere il proprio nome e cognome ancora scritti su un’etichetta sul retro!

Così, non senza una leggera commozione, Camilla ha fatto ritorno a casa e ora, dopo aver sopportato cataste di radio CB sulle spalle E’ LEI CHE SI ADAGIA su un modernissimo Yaesu FT950 che, sono sicuro, è molto contento di sorreggere una vecchina così gloriosa.

Chissà quante cose si diranno quando Roberto è al lavoro e quante storie racconterà Camilla al suo pronipote. Certo non poteva trovare posto migliore per la vechiaia.

    Camilla sopra l’FT950

Vi assicuro che Camilla, come tutte le signore, è un po’ vanitosa e se non temessi di essere preso per matto, giurerei di averla  vista strizzare l’smeter al ‘950, quando Roberto, sedendosi alla scrivania dello shack, accende proprio lei!

                                                                                                              IZ0RQF… ex IK0FVA

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Attivazione SOTA AB-028 Monte Serra Alta

Domenica 4 Novembre  Dino IZ0IIY, Giovanni IZ0MII e Paolo IZ0MCD hanno attivato un new one dell’Abruzzo: il monte Serra Alta (1720) nel gruppo dei Monti Ernici.

Le previsioni meteorologiche erano buone, quindi armati di tutto punto abbiamo attaccato il sentiero che dalla località Fosse (1340 circa), sale fino in vetta. In realtà pensavamo di dover partire da una quota più bassa, ma approfittando della strada libera siamo arrivati fin dove era possibile transitare con il nostro 4×4.

Il ritmo imposto dal buon Dino-Sherpa, ci ha permesso di recuperare il tempo perduto a valle per le operazioni di carico equipaggiamento e ricca colazione al bar, e in poco più di 45 minuti eravamo già pronti ad istallare le nostre antenne ed apparati vari.

La vista sulla Valle Roveto e sulla Valle di Comino è impagabile: il Pizzo Deta ad ovest, il Velino e il Gran Sasso a nord, La Meta e le Mainarde ed est: siamo talmente assorti che quasi ci dimentichiamo che il primo CQ SOTA ci attende. Dal punto di vista radiantistico, il Serra Alta gode di una posizione invidiabile: 360 gradi di orizzonte libero e nonostante una non ottimale propagazione riusciamo a concludere 16 QSO distribuiti tra Hf e 2 metri nei modi SSB, CW ed FM: massimo QRB con la Finlandia.

Troviamo anche il tempo per una visita all’aereo dell’ I-tavia caduto sotto la cima della montagna negli anni ’60. Per trovarlo basta spostarsi di poche decine di metri verso est ed appena sotto il costone è possibile scorgere i resti dilaniati del piccolo velivolo.

Mi fermo un attimo in contemplazione e noto lo sguardo impressionato di Paolo, il telegrafista della spedizione: è uno spettacolo che non lascia indifferenti. Nemmeno io, che ci vengo da  quando ero ragazzino, riesco a non pensare gli attimi finali prima dello schianto. La curiosità e lo stupore dei primi attimi lasciano spazio al cordoglio. ll tempo cambia e il freddo, fattosi pungente, ci spinge a prendere la decisione di tornare a valle.

Torneremo sicuramente in estate ma stavolta anche con i 6 metri che potrebbero darci soddisfazioni ancora maggiori. Un ringraziamento speciale va agli altri amici de“I Quelli Radiogroup” che pur non potendo partecipare direttamente, ci hanno sostenuto dalle proprie stazioni, dimostrando che, oltre ad annulla le distanze fisiche, la radio riesce bene anche ad unire le persone: il che non mi sembra da sottovalutare al giorno d’oggi.

73′ de IZ0MII – IZ0IIY – IZ0MCD

 

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Attivazione SOTA AB-031 Monte Tranquillo

SOTA AB-031 M. Tranquillo

23 Ottobre 2008


La mattinata parte sotto i migliori auspici: la sveglia non suona, in compenso suona il clacson dell’auto di Dino che ci aspetta da più di mezz’ora sotto casa. Ci prepariamo in fretta e furia cercando di raccattare tutto il materiale e partiamo….ma dimentichiamo i panini…a tutto si può rinunciare ma non al cibo…si torna indietro!
Dopo una ricca colazione al bar e una corsa in auto, siamo subito all’attacco del sentiero. Primo check delle attrezzature….e mi accorgo di aver dimenticato l’accordatore! Dino comincia ad innervosirsi. Partiamo comunque e ci incamminiamo per la larga ed evidente carrareccia che ci porta fino al santuario del Monte Tranquillo dove facciamo una sosta obbligata: quasi tutti abbiamo sbagliato gli scarponi…io ho la peggio poiché una vescica si rompe e mi costringe a togliermi le scarpe ed a proseguire la salita solo con i calzettoni….diversamente il dolore causato dall’attrito è insopportabile.

Fortuna vuole che il terreno in questo tratto, quello finale di attacco alla vetta, sia di terra morbida e le pietre poche: cerco di andare avanti e dopo più di 3 ore di cammino siamo in vetta stanchi morti. L’allenamento approssimativo e gli errori tecnici hanno giocato un brutto tiro, ma cerchiamo di recuperare il tempo perduto. Rapidamente montiamo “l’ambaradan” e facciamo qualche QSO con gli amici della nostra zona che ci attendevano in frequenza ormai da molto tempo. Francamente dopo le varie peripezie, non avevamo grossa carica, ma con sorpresa scopriamo che la mancanza dell’accordatore non ha inficiato la resa dei dipoli per i 20 e 40, infatti funzionano discretamente anche senza il marchingegno infernale e Dino ovviamente, se ne prende tutto il merito (come al solito…).


Colleghiamo con piacere Claudio IZ0LZC che si trova sul M. Autore e facciamo quattro chiacchiere con lui in 2 metri, poi ci buttiamo sulle HF che ci regalano una bella sorpresa: W1OW ci chiama insistentemente, e nonstante il segnale basso riusciamo a portare a termine il QSO con gli States! La cosa ci gasa moltissimo, ma appena pensiamo di incrementare il nostro score, la vetta dove siamo abbarbicati comincia a diventare davvero troppo affollata: in poche decine di minuti ci ritroviamo in compagnia di 200 ragazzini del CAI di Frosinone che inciampano a più riprese sui dipoli costringendoci a smontare tutto per non ritrovarci con le apparecchiature danneggiate. L’attivazione è da considerarsi conclusa, scendendo guardo il panorama e cerco di non pensare al dolore ai piedi, ma non funziona! Da diverse ore abbiamo finito l’acqua, fortunatamente ci viene donato qualche sorso da una pattuglia di guardia parco che mossi a compassione ci soccorrono come possono….mezza borraccia d’acqua.


Poi l’incontro risolutore: un fuoristrada con una strana coppia a bordo si ferma e ci scambia per “ricercatori di animali in estinzione” (la cubica che Dino tiene legata allo zaino, desta la loro curiosità e “fantasia”), stiamo al gioco e si comincia a parlar di orsi, funghi e corna…di cervo e alla fine si offrono di accompagnarci alla macchina stipandoci come sacchi di patate nel cofano della jeep.
Tipi strani quei due, ma non smetteremo mai di ringraziarli per averci risparmiato la fatica dell’ultimo km….davvero troppo duro dopo la giornata passata.

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Attivazione SOTA AB-032 Monte Panico

SOTA AB-032 M.Panico

23 Settembre 2008
Mesi di preparativi psicologici, tentativi di organizzare una nuova spedizione andati a vuoto, ma quasi a distanza di un anno si torna su in quota per attivare con la radio la cima di una montagna: e fu di nuovo SOTA!

Le antenne con il tricolore, quest'ultimo ormai tradizionale nelle nostre attivazioni
 

 

 

 

 

 

 

 

 

le antenne con il tricolore, ormai tradizione per le nostre attivazioni

Nel Sota, radio e montagna si sposano deliziosamente in un’esplosione di libertà e sacrificio che spingono l’OM ad abbandonare il caldo e il comfort del proprio shack a cercar soddisfazioni e stimoli diversi dal solito.

Chi l’ha detto che il radioamatore è un pigro che mal sopporta qualsivoglia tipo di movimento? Il Sota spinge l’OM ad abbattere i propri limiti, sfidare le proprie reticenze e infine a diventare uomini migliori. Si, la sparo grossa, ma l’occasione di questa nuova “radio-avventura”, ha dato modo a chi nulla o poco voleva sapere del mondo della radio e dei radioamatori, di ricredersi (o quasi) sulla bontà delle nostre attività collaterali.

Il gruppo, costituito dall’intera famiglia Tersigni e da un ramingo bestione barbuto (il sottoscritto), si trascina stancamente sul pendio erboso, carichi fino allo sfinimento, ma decisi a portare a termine l’impresa.

Dino-sherpa, impegnato in “difficili” scambi di rapporti con stazioni in banda 6 metri

A sorpresa ma non troppo, è presente anche Anna, consorte devota a tal punto da spingersi nello studio (matto e disperatissimo) dei sacri testi del radiantismo, e da convolare a giusta licenza radioamatoriale.

La vera trionfatrice della spedizione, Anna (iz0owt) ha dimostrato quanto possa essere tenace una YL, la passione per la radio e per la famiglia ha reso possibile la sua impresa!

L’allegra brigata così improvvisata, si spinge nottetempo nella tetra boscaglia del Parco d’Abruzzo e dopo non poche difficoltà affrontate (“orchi” usciti direttamente dal celebre romanzo di Tolkien e “creste affilate della Terra di mezzo” che spingono in scarpate dalla sinistra infinità) riescono a portarsi sulla vetta dove trovano conforto e rifugio in esili ed effimere tende di nylon, lasciate in balia della furia degli elementi. La prova di coraggio di Anna, stupisce tutti, la prima ad avere una parola di conforto nei momenti di difficoltà, l’ultima a voler andare via, nonostante la stanchezza, ormai in completa simbiosi con l’universo naturale che ci circonda. La notte scorre silenziosa e umida, tra vacche di montagna che mi annusano pensando fossi un vitello e il tremore di Dino che non riesce a scaldare le punte dei piedi e delle orecchie. Il resto è solo silenzio assordante della quota, concimi naturali e solitudine: 24 ore di full immersion in un mondo selvaggio ed incontaminato.

Allungato su delle pietre che ammaccano le ossa e stanco dalle fatiche della salita, dormo pochissimo e male, percui ancora nel buio allestisco la stazione e comincio a fare qualche qso di prova, mentre Alessandro e Marco attendono impazienti lo spettaccolo che solo l’alba sa regalare.

Arriva la mattina e siamo tutti in piedi per far colazione e cominciare le attività che a fine giornata ci permettono di concludere 54 collegamenti, risultato ottimo per una spedizione Sota.

L’accapamento in vetta, comodo ma non troppo, vacche ed escrementi vari hanno allietato la permanenza!
 
Macinare qso! Questo era l’imperativo, sfruttando il contest HF e 6m in corso, sono stati possibili 54 collegamenti con stazioni italiane ed europee.

Con soddisfazione notiamo che in 40 metri, diverse stazioni italiane e non solo ci cercano e ci fanno i complimenti, ci chiedono la QSL, s’informano delle condizioni meteo e dell’equipaggiamento ed io con piacere rispondo anche agli scettici che non credono ai nostri 5w di potenza; testimonianza del fatto che abbiamo imbroccato le giuste antenne e una buona propagazione. Certo una giornata così vorresti non passasse mai, ma alla fine qualcuno non la pensa come noi: uno sciame di formiche alate (o chissà cosa) ci attacca in forze. Sono migliaia e non fanno altro che appiccicarsi addosso e mordere: e fanno male…siamo costretti a raccattare l’equipaggiamento e a fuggire di corsa a valle per evitare danni maggiori. Alla fine Dino ed io, gli ultimi “stoici” a lasciare l’accampamento, ci ritroviamo con bolle dolorose sparse sul corpo e sul viso, ulteriore ricordo, seppur poco piacevole, di quest’attivazione. Una volta a valle, ci concediamo un piccolo ristoro, nell’attesa di fare una doccia ristoratrice e pensare alle prossime attivazioni.

Una menzione speciale va ad Anna, che ha sostenuto una delle prove più difficili capitatele ma superandola con tenacia e disinvoltura tale da guadagnarsi un posto sicuro nella prossima attivazione Sota!

Ale e Dino, si godono l’alba in quota, mentre decidono cosa fare delle antenne.
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ICOM – ic-756pro3 VS ic-751

Ic-756pro3 VS Ic-751

 Nell’ambiente lo si sa: il radioamatore è un bambinone.

A riprova di questo, potrei citare mille aneddoti, ma il momento in cui tale regressione infantile avviene in modo particolarmente accentuato è quando, dopo mille economie, il salvadanaio-porcellino viene sventrato e con i talenti contenuti nelle sue viscere, ci si riesce a regalare finalmente una nuova radio.

L’occasione per assistere al lieto evento si è avuta quando Dino, compagno di mille avventure ormai, dicide di acquistare (usato) un icom 756 pro3. Le fasi della ricerca e delle trattative quanto mai burrascose, hanno dato un gusto assai più dolce all’arrivo della radio già dal momento in cui il pacco ha varcato la soglia di casa Tersigni.
La prima cosa che ci viene in mente e che poi era stata oggetto di lunghe discussioni è:

«Ma.. ‘sta scatola colorata, varrà il sacrificio del caro maialino?
E di qui…le varie interpretazioni sul tema:

««…bah..secondo me le radio di una volta non hanno eguali per via dei filtri meccanici e della concezione non improntata al risparmio (anche di stagno nelle saldature!!)»

«..la tecnologia porta inevitabilmente ad un miglioramento delle prestazioni..sennò che progresso sarebbe?

Queste sono solo alcune delle opinioni esternate nel continuo dibattito tra tradizione e evoluzione delle apparecchiature. Ma per fugare i nostri dubbi non ci resta che collegare l’apparato all’alimentazione e prodigarci nelle prime prove di ascolto e valutazione delle varie funzioni. L’impressione generale è sicuramente di un apparato completo e ben fatto. L’ascolto in condizioni difficili è molto buono, i segnali bassi vengono tirati fuori dal rumore con sufficiente pulizia e i filtri digitali svolgono bene il proprio lavoro. In più, rispetto alla vecchia serie pro (di cui sono attualmente in possesso) ha migliori caratteristiche di resistenza alle intermodulazioni nelle bande basse, dove per forza di cose l’ascolto si fa più complicato.
Bene, l’apparato sembra non deludere le attese, si comporta egregiamente ed in più è anche bello da vedere (il che non guasta) ma….non abbiamo risposto alla domanda principale: è effettivamente superiore ad un apparato di vecchia generazione?

La risposta è a portata di mano…e lo sappiamo. Poco a sinistra del nuovo e fiammante Pro3, fa capolino un timido e sommesso apparatino. Così anonimo che persino quelli della ICOM al momento della progettazione, hanno pensato bene di non dotarlo di una EPROM, troppo costosa per un apparato di fascia “Entry”, optando per una ben più economica RAM, la quale (per sfortuna nostra) necessita di batteria tampone per “esistere” e mantenere “vivo” l’apparato.

Bah…nonostante le premesse davano il piccolo ic-751 quasi per spacciato nel confronto con le moderne tecnologie, la prova pratica di ascolto ha sorpreso (me in primis). Fatte salve le maggiori dotazioni di funzioni e amenità varie di cui il PRO3 è dotato, il 751 oltre a non cedere un millimetro su nessun altro parametro preso in considerazione, viceversa stacca il Pro3 sulla sensibilità e sul rapporto segnale/rumore. In poche parole il giudizio si fonda su l’ascolto di un segnale difficile preso in 80 metri con la banda invasa dal rumore come è tipico di queste frequenze. Con il Pro3 si hanno diverse difficoltà nella comprensione e bisogna attaccarsi a tutti i filtri e PBT vari per poter pulire bene il segnale dal disturbo. Col 751 invece senza dover far ricorso a nessuna “manopola magica” il segnale rimane intellegibile e più netto rispetto al rumore di fondo e l’ascolto risulta molto più “confortevole” all’orecchio senza apprezzabili distorsioni del segnale ricevuto.

Beh, forti di queste prime impressioni, potremmo rispondere ora alle domande che ci eravamo posti. Fermo restando che le nuove tecnologie non hanno portato reali rivoluzioni sulle prestazioni delle apparecchiature, resta comunque il fatto che queste radio hanno una serie di dotazioni che permettono all’Om di districarsi meglio e con maggiore velocità nelle operazioni DX e pertanto il passaggio alle nuove tecnologie è giustificato. Detto questo, operare con radio non recentissime non è assolutamente una scelta di ripiego, significa piuttosto utilizzare gioielli che nonostante gli anni sulle spalle continuano a essere efficienti e competitivi con i più attuali ritrovati della tecnica, permettendo ai DX’er “old style” di sentirsi più vicini allo spirito del vero radioamatore….tutto ingegno e volontà, e a distanza di sicurezza dal mondo che ci vuole sempre più…operatori-consumatori che OM.

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